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Medicanes: ecco perché non è corretto dare i nomi alle perturbazioni

Un'immage di un medicane, tratta dal sito http://www.uib.es/depart/dfs/meteorologia/METEOROLOGIA/MEDICANES/

Negli ultimi tempi, almeno in Italia, è scoppiata la moda di dare nomi di fantasia alle perturbazioni che colpiscono il nostro Paese, grazie, soprattutto, ai tanti siti meteorologici commerciali che cercano di proporre sempre qualcosa di nuovo per attrarre utenti. E così c’è chi dà nomi infernali (Caronte), chi di regine “diaboliche” del passato “Cleopatra” e chi, addirittura, si mette a contare il numero di perturbazioni di ogni singolo mese (“questa è la perturbazione numero X del mese TOT).
Sempre di più, quindi, gli spazi dedicati al meteo si avvicinano a quanto è possibile trovare oltreoceano, con gli esperti che mostrano l’avvicinarsi del “ciclone”, mostrandone il percorso già compiuto, quello previsto per il futuro prossimo e la categoria di forza.
Ho usato volutamente il termine “ciclone” per richiamare alla mente ciò di cui parlano i vari siti meteo commerciali, forse tentando di destare attenzione o preoccupazione con l’uso di parole altisonanti. Ma le perturbazioni che colpiscono l’Italia (ed il resto dell’emisfero boreale) sono per forza di cose vortici ciclonici, in quanto la forza di Coriolis fa sì che un corpo d’aria che sale verso l’alto inizi a girare in senso antiorario, corrispondente al moto ciclonico (nell’emisfero australe la circolazione innescata è opposta): per farla breve, è da quando la Terra ha un’atmosfera che ci sono cicloni nel Mediterraneo, ma ciò, fino all’anno scorso, non ha mai fatto venire in mente a nessuno di dare nomi di fantasia alle varie perturbazioni, fin quando l’interesse economico non ci ha messo lo zampino facendo abbandonare il rigore scientifico.
La scusa con la quale si è iniziato a dare nomi alle perturbazioni è probabilmente la recente comparsa nella letteratura scientifica di un nuovo tipo di fenomeno atmosferico, che va sotto il nome di “ciclone extra tropicale” (tropical-like cyclone) o “medicane” (Meditherranean Hurricane). Complice il riscaldamento delle acque del Mediterraneo, che da mare temperato si avvicina sempre più alle caratteristiche di un mare tropicale, soprattutto in autunno le condizioni sono molto favorevoli allo sviluppo di questo tipo di evento meteorologico, simile in molti aspetti al classico uragano, tifone o tornado (la terminologia varia a seconda della zona di formazione della bassa pressione).
Come i fenomeni citati prima e ben più noti in letteratura, il medicane si forma a causa della differenza di temperatura (e dunque di energia) tra la superficie del mare e gli strati più bassi dell’atmosfera: in autunno l’acqua è più calda dell’aria con la quale interagisce ed è dunque favorito uno scambio di energia tra i due mezzi. Ciò introduce una instabilità e, poiché la natura tende a cercare la stabilità, si innescano moti ascensionali, grazie ai quali l’aria, salendo verso l’alto, si raffredda e permette agli strati superiori di riscaldarsi scendendo a contatto con la fonte di calore (la superficie del mare). L’aria che sale verso l’alto è anche molto umida (sempre perché la fonte di calore è il mare) e quindi il vapore acqueo in essa contenuto, al cambio di pressione e temperatura dovuto alla quota, condensa e forma nubi e precipitazioni.
Al pari ogni processo fisico, maggiore è l’energia acquisita maggiore è l’energia rilasciata in seguito: è dunque ovvio che ad una grande differenza di temperatura tra acqua ed aria corrisponda una elevata potenza dell’evento atmosferico.
Ma per poter definire un medicane non è sufficiente che si inneschi questo circolo vizioso, dovendo essere verificate anche tutte le seguenti condizioni (vedi Cavicchia and von Storch., 2011):

  • Raggio compreso tra 70 e 200 km
  • Persistenza del fenomeno per almeno 12 ore (fino a 5 giorni)
  • Spostamento orizzontale del ciclone lungo il corso della sua vita tra 700 e 3000 km
  • Presenza di occhio centrale totalmente sgombro da nubi che persista per almeno 3 giorni
  • Velocità del vento non inferiore a 40 km/h
  • Temperatura nei pressi del centro depressionario superiore rispetto all’esterno
  • Struttura tridimensionale del fenomeno, ovvero con il minimo depressionario centrato nello stesso punto in tutti gli strati dell’atmosfera (barotropicità)

Dopo aver letto queste condizioni vi renderete conto che non è quindi corretto dal punto di vista scientifico parlare tanto spesso di medicane, tanto è vero che i più recenti studi confermano che in media non si formano più di due medicane all’anno nel bacino del Mediterraneo (Romero and Emanuel, 2013 - qui la lista la lista di tutti i medicanes registrati).
Gli eventi catastrofici che si verificano sempre più spesso nelle nostre zone, non ultima l’alluvione in Sardegna, sono quindi sì innescati da eventi fuori dalla media, ma gran parte della responsabilità andrebbe addossata a chi, avendo il dovere di gestire il territorio, dimentica di lasciare alla natura la possibilità di liberare la sua energia senza fare danni. Anche perché di eventi fuori dalla media ce ne sono sempre stati, essendo la media solo un calcolo statistico che tiene conto di misurazioni minime e massime.
Per non indurre falsi allarmismi negli utenti dei siti meteo, ma anche nello spettatore medio di previsioni del tempo, sarebbe quindi opportuno ritornare a seguire la via della scienza, che magari non attirerà tanti clienti, ma di certo non creerà falsi miti.
E per evitare il ripetersi di altri eventi luttuosi legati ad eventi atmosferici non comuni basterebbe non credere che l’urbanizzazione possa toccare tutto il territorio, senza tener conto dei rischi idrogeologici e degli spazi da lasciare liberi.