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Polline e il meteo: un connubio indissolubile

Dal 1985 in Italia è attiva una rete di monitoraggio che misura la concentrazione dei principali pollini di interesse presenti in atmosfera. Il monitoraggio, svolto su scala regionale e nazionale, è realizzato dall’istituto di Scienze dell’Atmosfera e del clima del CNR di Bologna ( ISAC-CNR). Proprio grazie a questa rete è stato possibile identificare una serie di fattori e parametri che causavano una serie di allergie che non erano conosciute prima. Sul sito dell’Isac-CNR (http://www.isac.cnr.it/aerobio/aia/redir.html) si trova, aggiornato ogni mercoledì, un bollettino dei pollini prodotto sulla base delle osservazioni della settimana precedente.

Oltre ad una previsione orientativa dell’inizio e della fine dei pollini principali, l’Isac spiega che non è possibile fornire indicazioni precise sugli andamenti per periodi superiori ad una settimana. Questo è dovuto al fatto che l’attività dei pollini è strettamente correlata con le condizioni climatiche e pertanto anche le previsioni dell’andamento sono vincolate alle previsioni meteorologiche. Nel corso degli anni si è infatti osservato che per motivi climatici si possono avere fluttuazioni del periodo di fioritura delle piante anche di un mese. Il periodo di fioritura, infatti, è influenzato da fattori climatici, come l’umidità, l’intensità delle piogge, il freddo. I calendari pollinici consentono di farsi un’idea generale sulla concentrazione di determinati pollini allergenici in un preciso periodo dell’anno e nelle diverse regioni d’Italia, poiché i tempi e l’intensità della diffusione del polline sono fattori variabili e approssimativamente la massima concentrazione di polline avviene tra aprile e giugno. Inoltre le classi di concentrazione dei bollettini meteo pollini si dividono: Assente, Bassa, Media, Alta.

Dopo un inverno praticamente mite, già verso la fine si Febbraio e l’inizio Marzo si è verificato un primo aumento di concentrazione di polline in atmosfera come le betulacee, il pioppo e il salice ( specie sul sud Italia) e con esse anche le prime forme di allergie.  Il mese di Aprile si è presentato, meteorologicamente parlando, più dinamico ed instabile con frequenti piogge e temperature decisamente più basse della norma (più rilevante a metà mese), in particolare di Urticaceae e le Gramincaceae. Instabilità, ricambio e rimescolamento di ‘aria hanno contenuto le diffusione di pollini fino ad inizio Maggio, ma il cambio circolatorio dell’atmosfera e l’avvento dell’anticiclone ha nuovamente innalzato la presenza di polline, aggravando le reazioni allergiche specie di quelle causate da pollini allergeni aerotrasportati.

Il monitoraggio aerobiologico e l’elaborazione dei calendari pollinici consentono di dare un importante contributo, sia al medico che al paziente, nella corretta gestione dell’allergia ai pollini. Inoltre la presenza di pioggia e vento aiutano sensibilmente lo stato di salute del soggetto allergico, il quale tende a stare meglio paradossalmente nelle giornate uggiose e piovose. Nel corso delle prossime settimane l’avviarsi della stagione estiva e le condizioni meteo piuttosto variabili della restante parte del mese di Maggio potrebbe in parte attenuare il fenomeno pollinico, alternando periodi di picchi di diffusione sia verso l’altro che verso il basso.